Annuncio della visita pastorale

Alle comunità cristiane della Santa Chiesa di Dio che è in Firenze e ad ogni uomo e donna della terra fiorentina, «Benedetto il Signore, Dio d'Israele, perchè ha visitato e redento il suo popolo» (Luca 1,68): alla nascita di Giovanni Battista, suo padre Zaccaria innalza a Dio un inno di lode in cui celebra la sua misericordia verso l'umanità che sta per giungere a pienezza con la venuta di Cristo. L'amore di Dio è per Zaccaria una "visita" del Signore, una presenta che colma il vuoto, di significato e di bene di cui soffre l'umanità.


Ed è una parola importante per i nostri tempi, in cui non pochi vorrebbero indurre a ritenere Dio assente dalla nostra vita, un'assenza ritenuta addirittura un bene per l'umanità, "finalmente" liberata da incomodi vincoli e obblighi. E importante allora rinnovare la buona notizia che Dio non ha abbandonato l'umanità e che la sua presenza tra noi, nella persona del suo figlio Gesù è una presenza di amore e di libertà. I contemporanei di Gesù, ascoltandone la parola e vedendone i gesti, esclamavano: «Dio ha visitato il suo popolo» (Luca 7,16). Dio visita l'umanità con l'incarnazione del suo Figlio, nel dono che Gesù fa della propria vita per tutti, nella sua vittoria sulla morte.

La visita di Gesù continua nella missione della Chiesa. Gesù continua a visitarci giorno dopo giorno, ogni volta che la Chiesa annuncia la parola di Dio, celebra i sacramenti, vive nella comunione e nel servizio alle povertà del mondo. Questo fa sì che la Chiesa sia intimamente unita alla vita degli uomini e delle donne di ogni tempo e che la sua presenza sia un dono di verità e di speranza per tutti.
La missione di un Vescovo si colloca all'interno di questa presenza e la visita che egli periodicamente rinnova alle comunità a lui affidate è un modo particolarmente efficace per esprimere questa presenza amichevole della Chiesa e un gesto significativo per rinnovare la visita di Dio al suo popolo. Ogni Vescovo lo fa con i sentimenti che furono dell'apostolo Paolo: «Desidero ardentemente vedervi per comunicarvi qualche dono spirituale, perchè ne siate fortificati, o meglio, per essere in mezzo a voi confortato mediante la fede che abbiamo in comune, voi e io» (Romani 1,11-12). 

 

Nella storia della Chiesa dei primi tempi troviamo che lo stesso Paolo, insieme a Barnaba, suo collaboratore dell'evangelizzazione, era solito ritornare a visitare le comunità da lui fondate, per confermare nella fede, esortare alla fedeltà al Vangelo, ridare slancio alla testimonianza dei credenti: «Dopo aver annunciato il Vangelo a quella città e aver fatto un numero considerevole di discepoli, ritornarono a Listra, Icònio e Antiòchia, confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede "perché - dicevano - dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni". Designarono quindi per loro in ogni Chiesa alcuni anziani e, dopo avere pregato e digiunato, li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto» (Atti 14,21-23).


Dopo circa quattro anni della mia venuta fra voi, sento che è giunto il tempo perché anche io venga a visitarvi per ricordarvi che Dio ci ha visitati nel suo Figlio e che la Chiesa continua a riproporre nel tempo questa visita di salvezza per tutti. Con la mia vorrei poter entrare nella vita quotidiana delle comunità cristiane del nostro territorio e, attraverso queste, raggiungere quanti vorranno incontrarmi.
Inizio questa mia visita pastorale in concomitanza con l'apertura dell'Anno della fede, indetto dal Santo Padre Benedetto XVI per «riscoprire i contenuti della fede professata, celebrata, vissuta e pregata» (La porta della fede, 9). Mi auguro che la visita diventi occasione per dare concretezza all'invito del Papa.
Neppure voglio dimenticare che precisamente ottanta anni fa il Cardinale Elia Dalla Costa, indiceva, a pochi mesi del suo ingresso a Firenze come Arcivescovo, la sua prima visita pastorale. Questa felice coincidenza mi è di conforto, sicuro che l'intercessione di questo Servo di Dio accompagnerà il mio servizio episcopale verso la Chiesa fiorentina che egli amò con totale dedizione.


Vengo dunque a visitarvi nei vostri luoghi di vita per dirvi tutto la gioia di essere con voi cristiano e per voi vescovo, per confermare nella fede che avete ricevuto come dono, per incoraggiarvi nella speranza e stimolarvi ad una carità sempre più grande fra voi e verso tutti, cosicché sul candelabro della storia sappiate risplendere della luce di Cristo «il vescovo delle vostre anime» ( 1 Pietro 2,25), Vengo anche per ricevere la testimonianza del vostro incontro con il Risorto, e del vostro amore per la Chiesa che è prolungamento di Lui sulle strade degli uomini. Il mio cuore è aperto all'incontro con tutti, credenti e non credenti, pronto a condividere gli interrogativi e le attese di quanti sono alla sincera ricerca di un significato autentico per la vita. A tutti sono felice di offrire la mia disponibilità in questo "pellegrinare"nella diocesi, desiderando essere collaboratore della vostra gioia (cfr. 2 Corinzi 2.14).


All'inizio della visita pastorale rivolgo il mio sguardo alla Santissima Annunziata, a Maria che nel silenzio orante contempla la Parola e accoglie lo Spirito acconsentendo con tutta se stessa. Così ci trovi il Signore perché la visita pastorale sia un tempo di grazia per tutti e un rinnovato impegno a vivere la missione, elemento costitutivo del nostro essere Chiesa. A tutti chiedo di pregare perché il Signore disponga opere e giorni nella sua pace e ai tanti monasteri di clausura affido fin d'ora ogni singola comunità che incontrerò perché tutto abbia nel Signore Gesù il suo inizio e in Lui il suo compimento.


Firenze, 8 settembre 2012

Festa della Natività della Vergine Maria

Anniversario della fondazione della Cattedrale di S. Maria del Fiore

Giuseppe card. Betori
Arcivescovo Metropolita di Firenze

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